"In quanto anarca, io sono deciso a non lasciarmi catturare da nulla, a non prendere in fondo nulla sul serio - non in modo nichilistico, ma piuttosto come una sentinella confinaria, che in terra di nessuno aguzza occhi e orecchie in mezzo alle marée" E. Juenger, Eumeswil

ECCOMI

Utente: naomievemoon
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martedì, 28 aprile 2009
Arti e mestieri

Io volevo fare il salumiere. Ma non come questi nuovi operai tecnologici di bilance sincronizzate e confezioni pre-create.

Io volevo stare dietro il bancone e servire la signora con il foulard in testa che mi chiede un etto e mezzo di mortadella. Due etti di spalla cotta per fare la pizza.

Il salumiere che prende i fogli di carta colorata, rosa per il salame, giallo per i prosciutti, verdino per la bresaola. Quei fogli che parevano di carta di riso fuori e dentro come la carta forno, tutti lisci per non far appiccicare il prosciutto. Ecco signora, le ho messo due fettine in più, ma non gliele faccio pagare. Volevo affettare i salumi con l’affettatrice a manovella – un po’ più sottile per piacere – e far scivolare le fette sulla carta colorata. Una due, tre, quattro, dieci. Girarmi verso la signora e sorriderle. E poi la magia, piegare la carta in tre e farne un pacchettino orgogliosamente simmetrico, sentire il fruscio della carta tra le mani, piegare gli angoli, come quando impacchetti i regali di natale. Pieghi prima da una parte, fai una specie di barchetta  e poi pieghi ancora. Se vuoi dare un tocco finale che sia degno di nota prendi la pinzatrice e chiudi per bene ai lati, altrimenti lasci così e se sei stato bravo il pacchetto non si disfa. Ciliegina sulla torta: nessuna bilancia sincronizzata con il tuo codice operaio, solo una bilancia che ti dica il peso e il prezzo. Sono milleottocentocinquanta lire signora. Prendi il pennarello blu e lo scrivi sopra, così: L. 1.850. Affidi il pacchetto alla signora e chiedi chi è il prossimo. Senza numerino di prenotazione.

scricchiolii di naomievemoon a 12:32 | link | commenti (2)

giovedì, 29 gennaio 2009
Saggezza materna

Smettila di giocare con le orecchie che ti diventano a sventola!

La bellezza è importante nella vita […]

scricchiolii di naomievemoon a 18:35 | link | commenti

venerdì, 26 settembre 2008
trentadue

Il mio primo compleanno da mamma.

scricchiolii di naomievemoon a 22:41 | link | commenti (1)

mercoledì, 02 luglio 2008
ventitre giugno duemilaotto 4:52 am

È arrivata.
Dicono di lei:
alla prima difficoltà pretende una soluzione rapida e immediata, nessuna complicazione. Nel caso ci fossero dubbi sulla maternità.
Ha una fame nera. Nel caso ci fossero dubbi sulla paternità.

scricchiolii di naomievemoon a 15:35 | link | commenti (2)

lunedì, 09 giugno 2008
Io non ho paura

Sala d’attesa. Domande una sull’altra, generalità, segni particolari, qualcosa da dichiarare.
Io non ho paura. Misurazione della pressione, l’emoglobina nel sangue, i valori della coagulazione.
Io non ho paura. Lettino rigido. Duro sotto la schiena, apparecchi appiccicati addosso, che contano. Il battito del cuore, i movimenti, quante volte la pancia diventa dura e poi no. Persone intorno che chiedono, toccano, sbuffano e devono sapere.
Io non ho paura. Del dolore. Di non sapere quando sarà. Come sarà. Quanto intenso. Quanto cattivo. Del respiro che si ferma per un attimo e sembrano minuti eterni. Delle mie mani che si aggrappano a un lenzuolo, ad altre mani, a un letto di ferro.
Io non ho paura. Dei rumori lontani. Di quelli vicini. Delle voci che non conosco, quelle che sembra parlino di me. Parole che non comprendo, che rimangono incagliate nell’aria con la loro pesantezza, senza riuscire a scivolare via.
Io non ho paura degli attimi che inizieranno e avranno anche fine.
Non ho paura di gridare con tutta la mia voce, che davvero possa dirle tutte le cose che ho dentro e che tengo strette, perché piangere non sta bene.
Non ho paura della mia voce. Che rida o pianga.
Non ho paura di esplodere dall’emozione. Di lasciarla uscire via da me. Finalmente. Di liberare tutta quella voglia che ho pigiata sotto lo strato superficiale della pelle di sentirmi viva, di vedermi piccola, vulnerabile, di stringermi le mani tremanti una nell’altra.
Non ho paura di non sapere dove mettere tutte quelle lacrime, di non poter fermare il rumore assordante del mio cuore impazzito. Di avere per un momento indefinito tutta quella vita tra le mani.
Io non ho paura di vederti per la prima volta. Di amarti, così piccola come sarai. Di sentire il tuo odore di bambina. Di tenere una tua mano tra le dita.
Di sapere da dove arrivi. E perché. Non ho paura, non più.

scricchiolii di naomievemoon a 18:32 | link | commenti (3)

mercoledì, 21 maggio 2008
matrimonio

Mi sposerei, quasi. Forse indosserei un vestito bianco lungo fin sotto i piedi e fiori nei capelli intrecciati dietro le orecchie.
Ci sarebbero le persone. Strette in vestiti nuovi e imbarazzanti. Le signore avrebbero l’occasione di tirare fuori la loro collana di perle, che le perle, si sa, vanno indossate altrimenti si opacizzano. I loro mariti potrebbero bere champagne e parlare tra loro delle prossime gite domenicali. Che mai si faranno. Una di quelle cose dette con trasporto e naturalezza, un “potremmo vederci uno di questi giorni, ho appena ridipinto la casa al mare e c’è posto per tutti”.
Forse metterei anche il rossetto, magari un colore naturale che luccichi un po’, e sicuramente avrei scarpe di vernice.
Sorriderei tutto il giorno e bacerei milioni di guance, milioni di aromi e sapori, milioni di pelli diverse. Sentirei su di me il tocco umano di ogni persona e risponderei con un cenno del capo, uno sguardo, un assenso a tutti quelli che mi direbbero quanto bella sono.
Ad ogni passo il mio vestito farebbe un rumore frusciante e io fingerei di essere una nobile donna del Settecento che si muove leggera, sollevando leggermente l’orlo della gonna da terra. Un gesto malizioso e altezzoso, assolutamente inevitabile.
 Mi sposerei in un giorno d’estate. Un giorno caldissimo, senza vento, senza nuvole. Solo cielo azzurro e sole che crepa la terra. I ventagli a creare aria impossibile, i vestiti appiccicati al corpo, le camice semibagnate. E sorriderei.
Non saprei che farmene di tutte le tartine al salmone, del risotto con gamberi e zucchine, delle portate che si inseguono su tavole apparecchiate di lino e organza, non saprei che farmene di una torta alla crema che nemmeno potrei mangiare, di un fotografo che mi insegue per trovare la luce migliore, mentre i parenti si contendono il posto in fila per l’agognato scatto.
Mi lascerei ogni cosa alle spalle con un rapido gesto della mano, sbuffando impercettibilmente. Mi sposerei per riderne. E forse per rifare tutto da capo e ricucire uno strappo che è rimasto lì sospeso, un po’ liso e slabbrato.
Mi sposerei perché avrei la certezza degli occhi che mi stanno guardando. Li sentirei su di me e ne saprei la ragione. Sarebbe solo un vestito bianco, qualche fiore, avanzi nei piatti e una bocca che mi sorride. Una bocca che bacerei sentendo il sapore dell’inutilità del giorno che è trascorso, dell’ironia nemmeno troppo ben nascosta delle mie frasi di circostanza. A cui racconterei quanto vicina e inallontanabile io sia. Quanto abbia imparato a leggere le linee delle sue mani e sapermi saziare del suo silenzio.
E alla fine di tutto mi addormenterei sfinita, i capelli spettinati sparsi sul cuscino e il vestito lungo sgualcito per terra. Respirando aria nuova, sorridendo ancora.

scricchiolii di naomievemoon a 18:17 | link | commenti (4)

mercoledì, 16 gennaio 2008
nomi

Diverse me, diversi tempi. Diversi creatori anche.
Bambi, perché papà mi voleva particolarmente bene e svegliandomi mi assicurava che c’era un bel sole là fuori. Nasomi, perché i bambini possono essere particolarmente cattivi se ne hanno voglia. Ma forse col naso che mi ritrovo me lo meritavo.
Nanà, perché a Francesca piacevano i cartoni animati e perché insieme cercavamo un mestiere alternativo ai soliti avvocato, dentista, astronauta e lo scienziato che da padre le fà ci sembrava un’ottima chance.
Poi mi sono innamorata e Samuele ha iniziato a chiamarmi Nam. È il nome che più di tutti mi tengo stretto. Quello che concedo a pochi, che mi fa sentire in assoluto quella che sono, come contenesse in quelle tre lettere descrizioni infinite.
Infine l’amico delle panchine, che non vedo più da molto e chissà dov’è, ha deciso per Nami perché è un diminutivo e lui li adora. Tra sei mesi ne avrò uno nuovo, non riesco ancora a dirlo ad alta voce, così se magari lo scrivo inizio a sentirmelo addosso: mamma.

scricchiolii di naomievemoon a 13:39 | link | commenti (2)

venerdì, 21 dicembre 2007
Once upon a time

La ragazzina col cappuccio rosso e il cestino con la merenda passeggiava nel bosco. Senza fretta, perché madri ansiose e premurose di raccomandazioni nella storia che racconto non ce ne sono.
La ragazzina col cappuccio rosso non aveva nonne a cui portare focacce, torte o biscotti appena sfornati. Nessun cacciatore col fucile carico che volessero difenderla, né strade giuste o sbagliate da seguire. Solo il bosco, il suo profumo di alberi, muschio e lombrichi e passeggiate al riparo da nebbiosi vortici o venti troppo freddi.
Poi un giorno arrivò il lupo. Perché lui c’è in questa storia, sì.
Era un lupo molto vecchio. Stanco. Con occhi spenti, il pelo corto e chiazzato e unghie rotte. Aveva occhi tondi, velati di bianco e una pancia tanto grassa da impedirgli movimenti agili e aggraziati. Piuttosto amava parlare senza pause e fare di questo un’arma pericolosa.
Incontrò la ragazzina col cappuccio rosso e le chiese aiuto per bere l’acqua al fiume. Poi le chiese parte del suo cestino con la merenda e infine che potessero ascoltarsi l’uno l’altro. Qualche parola solo, se poteva.
Faceva una gran pena ed era molto solo, la ragazzina pensò che qualche parola non poteva far nulla di male. Ma parlare era non capirsi, un dialogo via via più sfinente.
Ogni parola era una perdita e ogni perdita diventava stanchezza. Una stanchezza che le scivolava lungo il collo dalle punte dei capelli, e poi giù sulle spalle, sulla pelle liscia delle braccia. Finché la stanchezza divenne una trappola e la trappola iniziò a privarla di interi pezzi d’aria.
E più si dimenava per sciogliersi da quella rete che le si appiccicava addosso, più il lupo poteva stordirla e costringerla all’ascolto di parole inutili.
La ragazzina decise che doveva trovare il modo per tornare ad essere libera. Nascondersi o fuggire e non essere più ritrovata. Ma il fiuto del lupo era l’unica cosa dell’animale che ancora funzionasse così che poteva trovarla in ogni più piccolo angolo della sua quotidianità.
La ragazzina armi non ne aveva. Camminava stanca per il bosco, con occhiaie profonde e la pelle ingrigita.
Finché un giorno non pensò alla trappola più sottile e nascosta che potesse esistere. Raccontargli una storia. Ammutolirlo con il racconto di qualcosa che lo rendesse debole. Spaventarlo tremendamente con una menzogna. Perché il lupo vigliacco, vecchio e solo avrebbe solo potuto averne paura. Troppo stupido per pensare che potesse non essere vero. Così la ragazzina intrecciò frasi, immagini e parole fantastiche. Raccontò di come aveva incontrato un altro lupo in quello stesso bosco. Un lupo vero. Di aver accarezzato il suo folto pelo, di avergli toccato la testa con mani tremanti ed emozionate. Di come si era sentita quando lui l’aveva guardata. Di averne annusato l’odore e aver dormito coperta del suo calore.
Il vecchio lupo si irrigidì e indietreggiò terrorizzato.
-        Dovresti stare attenta ragazzina col cappuccio rosso
-        A che cosa mio amico lupo?
-        Al lupo. Ovviamente. Sei vulnerabile e un animale simile potrebbe soffocarti, non darti tregua, cambiarti.
-        Sì, lo penso anch’io.
Il lupo si guardò nello specchio di quella verità travestita da menzogna e non trovò altre parole. Disse che sarebbe andato lontano, partito per posti incantati e che magari un giorno avrebbero potuto incontrarsi ancora, ma…che sicuramente non sarebbe successo. Disse piano addio e voltandosi indietro vide la ragazzina sorridere.

scricchiolii di naomievemoon a 16:48 | link | commenti

lunedì, 10 dicembre 2007
not yet, darling

Mi sono ritrovata su questa sedia per un piccolo sasso spostato da una parte all’altra nel corso del destino. Del tempo.
Quando anche una sola sillaba detta o non detta può modificare ogni cosa. Impiego giorni, mesi ed energia per cercare di cambiare qualcosa e non scalfisco nulla, ma se per caso sposto un vaso dal tavolo modifico l’intera scenografia del tempo. Del futuro.
Ho tagliato i capelli e ora non ho più ciocche da rigirare tra le mani. Il phon è sempre fuori perché per far loro sentire la forza di gravità devo sparargli sopra aria calda e tirarli con una grossa spazzola.
Vorrei cambiare casa.
Potessi anche città.
A volte vorrei essere un appartamento, in un palazzo nascosto tra i palazzi, in una strada nascosta tra le strade. All’ultimo piano con le luci accese e le tende bianche appese alle finestre. Vorrei avere i termosifoni di ghisa dipinti di fresco e delle stanze dove si possa infine respirare.
Vorrei andare lontano. E chiedere di non essere seguita. Portarmi via un cane e le persone amate davvero. Le altre lasciarle indietro e chiedere scusa, se proprio non sono riuscita ad accettarne regole e sorrisi.
Mi dicono aspetta. Ed è una parola che non vorrei più sentire, perché invece io vorrei correre, perché il fremito che sento tra le mani è forte e non posso fermarlo, perché ho bisogno di fare e cambiare le cose. Le cose, in generale, niente definizioni o specifiche, è sentire dentro qualcosa che fa un rumore forte e sapere di dover fare. E io aspetto, in ogni caso, perché lo so che prima o poi si sposterà un altro sasso. E che mi ricresceranno i capelli.

scricchiolii di naomievemoon a 13:27 | link | commenti (2)

giovedì, 15 novembre 2007
needs # 2

Le rotelle di liquirizia. E i mandarini. I pomodori datterini e i finocchi. Prosciutto cotto e le caramelle alla menta. La pasta col sugo o in bianco. Decine di mele. I cracker, il parmigiano e anche le polpette con l’ingrediente segreto. La bistecca, ma solo filetto. Viziata. I succhi di frutta alla pesca e la marmellata ai frutti di bosco.
Stamattina ho fissato per un quarto d’ora il bottone dei miei pantaloni che non arrivava all’asola.
Sta diventando tutto vero.

scricchiolii di naomievemoon a 10:29 | link | commenti (5)